eBay ti ha tolto un annuncio per «sicurezza dei prodotti». Non sarà l'unico.
Arriva l'email: un annuncio rimosso perché «viola le Regole sulla sicurezza dei prodotti». Sembra un caso isolato. Quasi mai lo è — e il problema non è l'annuncio, è cosa succede all'account se ne arrivano altre.
Il 19 giugno 2026, su un negozio eBay che gestiamo, è stato rimosso un termometro da cucina. Motivo dichiarato da eBay: «viola le nostre Regole sulla sicurezza dei prodotti». Un annuncio solo, su migliaia.
Siamo andati a guardare il catalogo: di quel termometro, in varianti e modelli diversi, ce n'erano trentasette. Tutti nella stessa categoria, tutti con lo stesso identico problema. eBay ne aveva trovato uno.
Li abbiamo tolti tutti e trentasette a mano, prima che li trovasse eBay. E il motivo per cui conviene farlo è il pezzo che quasi nessuno spiega.
Il problema non è l'annuncio rimosso
Perdere un annuncio non costa quasi niente: lo ripubblichi altrove o cambi prodotto. Il costo vero è un altro: ogni rimozione è un segno sul tuo account. Sono violazioni registrate a tuo nome, e si accumulano.
Quando ne accumuli abbastanza, eBay non ti toglie un annuncio: ti limita l'account. E una restrizione non blocca solo le pubblicazioni nuove — blocca anche le modifiche a quelli che hai già. Ti ritrovi con un negozio che non puoi più sistemare, e senza poter correggere proprio i prodotti che ti stanno facendo prendere le violazioni.
Ecco perché la mossa giusta, quando arriva la prima email, non è sostituire quell'annuncio. È chiedersi quanti altri ne hai come quello, e toglierli tu.
Perché il dropshipping urta contro il GPSR
Il GPSR è il regolamento europeo sulla sicurezza generale dei prodotti. In pratica pretende che per certe categorie sia dichiarato chi è il responsabile del prodotto nell'Unione Europea, insieme alle informazioni di sicurezza.
Un prodotto preso da un fornitore cinese e rivenduto non ce l'ha, quasi mai. Non è una questione di prodotto scadente: è che quelle informazioni non esistono nella scheda da cui stai copiando, e quindi non finiscono nel tuo annuncio.
La categoria è ampia, ed è la parte che sorprende. Le cose che abbiamo visto colpire o che stanno nella stessa famiglia:
- Strumenti di misura elettronici — termometri, bilance, tester. È qui che ci è arrivata la prima rimozione.
- Batterie e caricabatterie, e in generale l'elettronica che si collega alla corrente.
- Giocattoli, che hanno regole loro anche fuori dal GPSR.
- Cosmetici e tutto ciò che si mette sulla pelle.
La regola sulla plastica è un'altra cosa, e colpisce di più
Cinque giorni prima, sullo stesso negozio, era arrivata una rimozione diversa: un set di contenitori per alimenti in plastica, tolto in base alle regole sui prodotti monouso in plastica. Le due cose vengono confuse di continuo, ma sono due regolamenti separati.
E quella sulla plastica è più larga di quanto suggerisca il nome «monouso». Abbiamo visto rientrarci roba dichiaratamente riutilizzabile:
- contenitori per alimenti, anche coi coperchi a scatto e anche dichiarati «senza BPA»
- barattoli, bottiglie e macinini per spezie, sale, pepe, salse
- misurini, dispenser per cereali, vassoi e piatti divisi
- sacchetti di plastica e stoviglie in melamina
Quello che invece non è mai stato toccato, sullo stesso catalogo: acciaio inox, vetro, borosilicato, bambù, ceramica, silicone. Se vendi articoli da cucina, il materiale è la linea di confine.
La trappola: cercare «plastica» non trova niente
Qui c'è la cosa che ci è costata più tempo, e che ti risparmi leggendola.
La prima idea è ovvia: cerco «plastica» nei titoli dei miei annunci e tolgo quelli. Non funziona. Su quel catalogo, di 128 contenitori per alimenti, solo una quattordicina scriveva il materiale nel titolo. Cercando la parola «plastica» ne trovavi quattordici e ti sentivi a posto, mentre gli altri centoquattordici erano ancora lì.
Il motivo è banale: i titoli dei prodotti da cucina descrivono l'uso, non il materiale. «Set 4 contenitori con coperchio ermetico salva freschezza» non contiene la parola plastica, ed è di plastica.
La selezione giusta è rovesciata: non cercare la plastica, cerca quello che NON dichiara di essere acciaio, vetro, bambù o ceramica dentro alle categorie a contatto con gli alimenti. Su un catalogo da 2.909 prodotti, la scansione fatta così ne ha tirati fuori 337 a rischio. Cercando «plastica» ne sarebbero usciti pochissimi.
Un dettaglio pratico che vale la pena sapere: alcuni di quegli annunci il titolare non riusciva a eliminarli dall'interfaccia di eBay. Chiusi via API sono venuti giù senza problemi — 52 su 57, gli altri cinque li aveva già tolti eBay. Se ti trovi bloccato davanti a un annuncio che non si cancella, non è colpa tua.
Cosa fare, in ordine
- Non ripubblicare lo stesso prodotto altrove. È la reazione istintiva ed è quella che ti porta la seconda rimozione.
- Chiediti quanti altri ne hai uguali. Non «uguali di nome»: uguali di categoria. Se ti hanno tolto un termometro, il problema sono tutti gli strumenti di misura.
- Toglili tu, prima che li trovi eBay. Una rimozione decisa da te non lascia segni sull'account.
- Toglili anche dal magazzino da cui pubblichi, se no torneranno su alla prossima pubblicazione in massa e avrai fatto il lavoro per niente.
- Poi metti la regola a monte: quei prodotti non li importi più. È l'unico modo per non rifare questo giro ogni due mesi.
Come lo fa DropMind
Il lavoro di sopra, a mano, su un catalogo di qualche migliaio di prodotti, sono giornate. DropMind lo fa passare per il catalogo centrale: cerchi la categoria a rischio su tutto il magazzino, chiudi gli annunci direttamente via API — anche quelli che dall'interfaccia eBay non si lasciano cancellare — e li togli dal catalogo, così non risalgono alla prossima pubblicazione.
È lo stesso giro che abbiamo fatto noi sui negozi di cui parla questo articolo. Non è una funzione nata a tavolino: è nata perché ci è servita.
DropMind: 349 € una volta sola, oppure 29,90 € al mese. Dieci fornitori, cinque canali, AI sul tuo computer.
Guarda cosa fa DropMindDa dove vengono questi fatti
Tutto quello che hai letto qui sopra è successo fra il 14 e il 19 giugno 2026 su negozi eBay italiani che gestiamo per conto di altri, e i numeri sono quelli veri di quei cataloghi. Non è una lettura del regolamento: è quello che abbiamo visto fare a eBay in quei giorni.
Le regole di eBay cambiano e non le scriviamo noi: prima di prendere decisioni sul tuo negozio, controlla le pagine ufficiali di eBay sul tuo mercato. E se hai un dubbio su un obbligo di legge che riguarda la tua attività, quello è un discorso da fare con il tuo commercialista, non con un articolo.